venerdì 6 aprile 2018

Il maiale prima di me

                                                                                         

il porcellino parla. poi non ha setole, ma una campitura rosacea (e profumata) nella sagoma del contorno. non esiste in nessun mondo, allevamento o campagna.

e il porco a lamelle, il porco velato di sangue, il porco scansito dei supermercati, scomposto nei comparti di vetro, che porco è?

questi 2 derivati, pseudo-porci, trans-porci, sono gli unici porci che conosciamo,

mercoledì 28 marzo 2018

Avec le temps - una traduzione


Col tempo tutto
passa
col tempo tutto
se ne va
se ne vanno i volti
e le voci
e il cuore
non batte più
e allora a cosa serve
cercare ancora

col tempo tutto
se ne va
anche chi adoravi
l’altro che cercavi
sotto la pioggia

domenica 28 gennaio 2018

agenti del caos - il 77

Agenti del caos è una manifestazione organizzata da Gabriele Perretta e Ivan Fassio, che si tiene a Bologna il 2 e il 3 febbraio 2018 (io ci sarò il 3). E' un tributo a Stratos e Freak Antoni, ma sostanzialmente un tributo al '77 e al suo significato politico. Ho buttato giù di getto queste "scritte" dopo aver parlato a telefono con Gabriele di quegli anni.



Scritte sulle pagine
 

Il 77 è stato innanzitutto esperienza. L’ultima reale esperienza/esperimento politico, nel senso che è stato l’ultimo ad avere una consistenza semantica, l’ultimo alle cui prassi, ai cui discorsi corrispondessero dei corpi reali. Dopo il 77, è cominciata una lunga rappresentazione del 77.
L’ultimo momento politico dell’inoperosità e dell’improduttività, in cui la parola crescita era bandita, l’ultima età mitica in cui l’oggetto non era ancora un feticcio di consumo, in cui il collettivo, la coscienza collettiva, era un’entità reale, in cui ciascuno trasfondeva un po’ del suo sangue. Dopo, queste cose si sono continuate a dire, e a volte anche a gridare nelle piazze, ma col cellulare nella tasca e il pensiero alla trasmissione tv, l’articolo del venerdì di repubblica o la pagina facebook in cui sarebbero state raccontate.

Il 77 è stato selvatico, selvaggio, barbarico.

lunedì 1 gennaio 2018

...sull’astrologia

sto lavorando a un impegnativo saggio sull’astrologia. ne pubblico alcune anticipazioni come auspicio cosmologico per l’anno...
 

Nota introduttiva
Questo scritto si era posto certo un fine troppo ambizioso, quello di raccordare la più antica scienza dell’uomo alle conoscenze contemporanee. L’astrologia, proiettando il cielo lontano, minerale e incorruttibile sul piano dell’esistenza individuale, rappresenta il primo tentativo dell’uomo di situarsi nel mondo, il suo primo approccio conoscitivo verso di esso. Tuttavia, da un punto di vista teorico, si può dire che essa sia restata ferma a quei primi tentativi. Provare a elaborare una teoria astrologica compatibile con quanto si sa oggi significava dunque ripartire quasi da zero. Significava, in particolare, provare a risolvere uno dei nodi più insolubili della conoscenza umana, quello del rapporto fra microcosmo e macrocosmo, raccordando le più avanzate ricerche psicologiche, ermeneutiche, fenomenologiche, sull’uomo e la sua essenza di linguaggio, alle più audaci teorie dell’astrofisica e la quantistica.
Un’impresa che si potrebbe definire titanica. Man mano che procedevo, me ne rendevo sempre più conto. Ho cominciato a un certo punto a disperare di poterla portare a termine da solo, e comunque nell’arco di tempo limitato che mi ero imposto per la pubblicazione su questo sito (ndr mi riferisco al sito dove sarà pubblicata). D’altronde mi sembrava che la mia indagine fosse già pervenuta a qualche risultato utile. Mi sono deciso quindi a sfruttare una delle possibilità della scrittura elettronica, quella della correzione e definizione “in progress”, e a pubblicare lo scritto in una forma provvisoria e in molti punti disorganica e incompleta. Mi auguro di giungere a risultati più chiari appena i miei neuroni me lo consentiranno.

 

Proviamo a farci animali, a percepire come abbiamo percepito per milioni di anni. Immaginiamo notti lunghissime, fino a 16 ore o più, immersi nel buio assoluto, alla ricerca di una preda o in fuga da un predatore, nel freddo e nell’incertezza dei pericoli naturali, in uno stato di terrore continuo, perché privi anche della capacità razionale di prevedere il ritorno della luce. E immaginiamo cosa abbia rappresentato in una condizione simile l’apparire della luna in cielo, prima un filo di luce, poi uno spicchio, infine un bagliore dilagante e fosforico che faceva riapparire il paesaggio inghiottito dalla notte e rendeva di nuovo possibili le attività vitali.

mercoledì 20 dicembre 2017

Un dio sbadato

Stamattina, verso le 4 e mezza, in un’alba piena di topi, è morto Dio. Da tempo aveva seri problemi. Ha lasciato un diario di cui pubblichiamo alcune anticipazioni.

E’ un po’ di tempo che è come se non esistessi. Non lo so, mi sento come se veramente non esisto. D’altronde, in questo caso, potrei benissimo decidere di esistere, visto che decido tutto io, l'esistere e anche il decidere. Ma chi me lo fa fare? Per essere amato... bah... fatevi un po’ voi il conto...
Il fatto è che non ho proprio voglia più di esistere... sono stanco... tutta questa esistenza infinita, alla fine, è snervante...e insomma, dovrà pure venire il mio momento ...
Me ne sono visto bene nella vita, ho vissuto, ho sofferto e ho goduto, ho fatto varie mattane tipo per esempio creare gli uomini, quei pupazzetti che tutti conoscete. Molto meglio il moscerino, un essere puro e nobile, o anche la nebulosa Laguna M8, quella mi è sempre piaciuta. E il vento a Fishguard, anche quello. E c’era anche qua e là qualcosa di ben riuscito, per esempio Jenny Cucciniello, quella ragazza aveva begli occhi.
Per il resto, per la verità, ho fatto tutto un po’ a cazzo di cane.
La gente aveva pure un po’ ragione a lamentarsi, con la teodicea e tutto il resto, specie ultimamente.
D’altronde, da me che volevano, gli avevo dato pure il libero arbitrio...
Certo, alla fine decidevo tutto io. Venne quel tizio, Einstein, disse: Dio non gioca a dadi coll’universo... ah ah ah.... eh eh... e sì... mo’ mi levavo pure l’ultimo sfizio....

domenica 19 novembre 2017

a L. - l'inaccaduto


14-11-2017

sono venuto per farmi vedere
dal cadavere.

tu eri bella e pazza.

tu bruciasti subito, in una grande luce,
in una grande fiammata di calore e bellezza

domenica 24 settembre 2017

scritte per aeroporti

dio è che uno strato d’ombra ricopre la stessa forma di luce, quando alle 4 il sole è sull’albero

dio vulva lattea in un neurone

il primo fine è un mondo giusto. ma un mondo giusto va fondato fuori dal mondo

nel 1954, nel villaggio di liu-ling, durante un’azione di lotta-critica-trasformazione, una patina collosa avvolse all’improvviso tutti i bambini e gli insegnanti: era dio. nello stesso istante caddero tutte le inferenze che sostenevano il peri theion onomaton di pseudo dionigi.

tuttità
qualcosità
sparsità


noi tutti abbiamo sostituito a un dio il divo


dio è come le cose tutte stanno, le cose, le tutte e le stanno
 

dio... il lato interno del piede sinistro del letto

 
ripetendo dio 11 volte, la dodicesima
 

l’oligofrenico di stamattina con 4 orologi al polso.... perché voleva che fosse più ora, o perché voleva che fosse più sempre?

sabato 9 settembre 2017

signore pensili sul balcone, cani che abbaiano

sui balconi, appaiono signore – sporgono signore.  pulsazioni deboli dell’antropico nella prima mattina, lievi incarnazioni nell’oggetto duro e ortogonale del, dei palazzi di fronte. secrezione e fiotto organico istantaneo, intento a stendere i panni, a prendere la scopa, a produrre un minimo e sfolgorante evento ordinario. per un istante, il funzionamento oscuro delle interiora del palazzo, il
lavorio interno della macchina antropica è svelato... appare nel mondo la signora spettinata,
insieme indaffarata e svogliata, e si inargenta nel raggio di luce che abbaglia le mollette e la bacinella di plastica azzurra.

domenica 2 luglio 2017

un 4 politico

uscire dal linguaggio - ci è possibile? no. perfino quando sognamo, deliriamo o agiamo in preda all’impulso più cieco, noi siamo sprofondati  nella lingua, ci siamo dentro come lo siamo nell’aria, più radicalmente come lo siamo nello spazio. il linguaggio è il materiale che ci costituisce in quanto esseri coscienti, in quanto ci differenziamo dalla pietra.
metto un accapo, lascio 2 spazi vuoti nella riga. ebbene, anche in quello spazio, in cui apparentemente desistiamo, manchiamo a noi stessi, noi abbiamo parlato, e detto questa assenza. quel vuoto è informativo e pertinente, è uno zero algebrico ottenuto da un + e un -, è una non-parola e mai un’a-parola.
quel che è possibile, forse, è porsi sul punto distale, sulle ultime propaggini di lingua – e da lì  sporgersi sul non-linguistico, sentirne la vertigine, assorbirne le radiazioni... porsi in ascolto dell’inquietante sibilo del nulla. il che significa, wittgenstanianamente, assumere coscienza dei limiti del linguaggio e della razionalità. 

la mia (più che cara) amica paola gambarota, che insegna qualcosa italiana in qualche università americana, commentando il mio precedente post, mi scrive che le risulta difficile capire in che modo io intendo il legame fra scrittura e politica “(se non in tenore filosofico- discorsivo, astratto -  alla Adorno, diciamo)”.
qualche volta certamente io provoco un po’ su questo legame, ad es. qui. ma in realtà ho le idee molto chiare su quale debba essere. io credo che in questo momento storico e politico, dimostratesi inadeguate o impraticabili le ideologie del 900, per cambiare il mondo non è sufficiente cambiare il nostro modo di agire o il nostro modo di pensare, ma è necessario

martedì 6 giugno 2017

SIGILLO di Ugo Simeone

giovedì 8 giugno a Napoli si inaugura una mostra che vi consiglio senza riserve. 5 opere di Ugo Simeone, ispirate a Giordano Bruno, visibili per un mese nel Complesso di S. Antoniello a Port'Alba, sala delle mura greche, a P.za bellini 60. Orari di apertura: lunedi-venerdì ore 10.00-18.

La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.

5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo, di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa, principio et uno) .  
 

Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era ben consapevole Bruno, che attestava che ex specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo aver visto un’immagine - Theses de magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una decorazione, e nemmeno una rappresentazione.

domenica 14 maggio 2017

una volta qui

per me il mondo è una continua festa, la festa dell’essere prominente dal nulla
 
anche un pezzo della mia guancia è proprietà pubblica, fa parte del mondo, ma io ci inietto delle parole, e lo rendo mio

parole del mondo che hanno impregnato striature, lamine, glia, rughe nel mio osso cranico
 
in che senso tutta questa frattaglia, questo viscere all’interno di una certa sacca di pelle è mia? e lo è anche di notte, o se sono distratto?
 
che tipo di legame ho con un tessuto tremolante e gelatinoso, sfatto, quasi marcio, con la pappa pallida, conducente, capiente, che sta intorno e interna a me?

domenica 30 aprile 2017

l'esistito




si può vivere solo nell’ottundimento

non c’è via d’uscita

barcollo

( la gita a castellammare e sorrento, XX anni fa, con mm e dino l. .... abolita... abolita quella giornata, abolita quella luce  ... ... non essere nell’essere, è il ricordo... l’infarto dei vasi che portano il tempo... il rigurgito del tempo, non è che è normale... è un infarto d’esistente... è un’interruzione  d’essere, di questa cosa che a stento eccede il non essere...... il come non è stato nel come è stato.... è una cosa che lancina, che trafigge, che strazia, che espande, che sormonta, che oltrepassa...)

noi siamo una posizione, un punto di vista. è per questa ragione che se amiamo essenzialmente qualcuno, troviamo essenzialmente inutile spiegarci nelle parole, cambiare posto nelle parole. l’amore valido è solo quello della coincidenza. 

 
io mi avvicino a volte a me stesso... giungo a volte nei pressi di me stesso... nella mia imminenza... ma poi sfumo, dileguo... oppure incontro un altro strato, un altro involucro...  io mi posso solo congetturare... annusare... ma il naso, cos’era?

 
ascoltando la musica barcollo... la musica mi fa barcollare.

 
anche un pezzetto di bellezza che esce da una ragazza che passa mi fa barcollare... questo pezzetto fuoriesce dalla ragazza e mi pefora... così che questo esistere che era già tutto consunto e intenerito dalla musica ora è tutto bucherellato... e ci entrano ancora più altri non ci sono che prima stavano fuori... per cui barcollo ancora di più, però va bene così perché questo è il mondo...

 
per me il mondo è una continua festa, la festa dell'essere prominente dal nulla

domenica 9 aprile 2017

2 filastrocche per i bambini (2 filastrocche su niente)

beh, queste 2 filastrocche per la verità non sono né per i bambini perché troppo scipite né per gli adulti perché troppo infantili... il bello dei blog comunque è che poi si possono sempre cancellare... magari ci sarà qualche adulto che ha dei bambini che mi dirà se è il caso, o viceversa...

sono venuto a sapere (finora se ne incaricavano dei miei cugini) che siamo tutti tenuti a pagare la bolletta dell’illuminazione votiva, cioè per i cimiteri, ovviamente anche dopo che sarà venuto il momento in cui sarà piuttosto problematico farlo. se uno non ha parenti - e non avendo di meglio a cui pensare -  dovrà arrangiarsi o organizzarsi in qualche modo da solo, o forse fare una domanda di esenzione al comune. la società che se ne occupa, Flamma votiva s.r.l, dice sul sito che ha tutta una serie di certificazioni, “tali da permettere di risolvere le problematiche dei clienti assicurando, attualmente, un servizio globale di gestione degli impianti in linea con le aspettative di efficienza e continuità del servizio dei committenti/utilizzatori”.
 
La luce perpetua – I

l’eterno riposo
dona loro signore
e splenda ad essi
la luce perpetua
ma non si dimentichino
di pagare la bolletta
amen

La luce perpetua – II
 
...Flamma votiva
a me piacerebbe forse
dover pagare una luce
che ancora mi entra negli occhi...

 
spettabile
Flamma votiva s.r.l.
io la voglio pure pagare la bolletta
però la luce

domenica 5 marzo 2017

Lo stato-fiume - appunti dal caribe colombiano

 

la colombia è un posto dove uno dovrebbe aver vissuto senza sapere che poi se ne sarebbe ricordato


luoghi della mescolanza
come il mare e i fiumi dall’acqua pesante e limacciosa, in colombia tutto è mescolato. la cultura ispano-europea e quelle indigene e africane impastate già geneticamente, creando un nuova sostanza diffusa di carne,

martedì 31 gennaio 2017

yuja wang e le pianiste mirabolanti

le pianiste sono in tutti i sensi creature mirabolanti, incroci fra automi, deità, bestie... meccanismi soffici... pornodive che eseguono impeccabilmente e gelidamente la passione più forsennata... portatrici del tempo, di tempi seppelliti, riesumatrici di vite agite in corpi di genii putrefatti.... fenomeni da baraccone bongiorniano... le ultime godibili in youtube sono in genere anche macellate fresche, splendide e splendenti, e accentuano questa polisemicità...

domenica 15 gennaio 2017

livio baudolero

è evidente la somiglianza fra livio borriello, charles baudelaire e pippo baudo.

sia in base alle leggi della genetica che a quelle dell'etimologia onomastica, era ipotizzabile che i 3 avessero un antenato comune... ebbene, dopo minuziose ricerche lo abbiamo scovato. si tratta di livio baudolero, personaggio vissuto nel '600, e che tuttavia adotta un linguaggio sorprendentemente contemporaneo, il che ci fa pensare che si tratti di un individuo prevalentemente linguistico, e dotato forse di poteri paranormali, o comunque anormali. presentiamo qui un suo breve scritto, e contiamo di metterne altri a disposizione degli studiosi. proponiamo anche una fotografia, secondo noi apocrifa ma plausibile, dell'irreale creatura nata dall'intersezione dei 3 personaggi . cliccate qui per vederla

domenica 8 gennaio 2017

qualche gioco + il pezzo nazionale

scompongo un altro, e me ne compongo
mi deduco dal mondo
faccio il mondo polpetta molliccia e castana, e mi ci impongo
chiudo una vita, la ripiglio
annetto vita, degrado mondo
divento lungo
faccio dell’altro il sé, del fuori il dentro. Lo rientro
immetto mondo nel gradiente
cefalo-caudale, lo trituro, e ne assurgo
tubo pensante.
ecco che cosa ho fatto al ristorante

Anagramma 
Riveli loro boli
Livori e bollori

sabato 31 dicembre 2016

ònta/onta

il palazzo di fronte come un grande mollusco squadrato... sclerotizzato... il suo azzurro pallido, molle... si profila sullo smalto del cielo...
 
nel sogno, l’esistere delle cose, nonché sbiadirsi, si satura, si addensa... poiché il mondo (che è il mondo di cui parliamo) sprofondato nel corpo, affondato nell’acquitrino biologico di sangue e nevroglie, di scosse elettriche e pulsazioni, retrocede alla sua origine, si reincorpora, riprende posto... in questo incesto, in questa reinvaginazione, in questo isterismo finalmente è vero, quasi vero, scientificamente accettabile...

nel sogno cade il fuori del sogno

mercoledì 28 dicembre 2016

firulì firulà



sto sulla cresta, sul crinale. dall’altra parte si sente un gorgoglio, uno sciabordio, un fischio.
io fischio a mia volta – come quando si ha paura – sono questo fischiare di un mondo che passa attraverso le mie cavità - le pause nella mia massa -  quest’aria che ciclo dal naso agli alveoli molli al taglio della bocca, e questo fischio è quello che resta.
 

una bellezza, una ragazza nel supermercato che manco ti guarda – perché sei per lei quello stesso strato senza spessore che è lei per te, ma piuttosto male in arnese... guarda oggetti consistenti davanti a lei, una scatola di pelati che resiste di più alla corrosione, che ha intenzione di introiettare  nello stomaco

venerdì 23 dicembre 2016

il mondo qua e là

acciambellato, avviluppato nella carne c’è il mondo. è lo stesso mondo in cui sta la carne.

 
a volte che non sono cretino, non sono io, ma un partecipante del senso logico
  

il mondo qua         e là              una macchia d’olio                   la scritta prendetelo in culo su un orario di pullman              grumi e sfilacce di mondo vaporizzato in cielo                   io sbucato, apparso, disceso nello specchio    


                                                   


questo vento del 1964 aveva impregnato i capelli della donna di varsavia e li teneva in quell’istante un po’ sospesi nel nulla di varsavia, il corpo proprio della donna probabilmente non si era nemmeno accorto di

sabato 10 dicembre 2016

cos'è per me il rock

au moral comme au phisique, j’ai toujours eu la sensation du gouffre, non seulement du gouffre du sommeil, mais du gouffre de l’action, du réve, du souvenir, du desir, du regret, du remords, du beau, du nombre, etc.
J’ai cultivé mon histérie avec jouissance et terreur. Maintenant j’ai tojours le vertige, et aujord’hui 23 janvier 1862, j’ai subi un singulier avertissement, j’ai senti passer sur moi le vent de l’aile de l’imbecillité.


ciò che accade, e che sarà accaduto... ciò che accadde, e rivela che ciò che accade sarà accaduto... e cioè annientato, smaterializzato, abolito... è qui l'abisso... porta romana, i buoni-pasto, l'arista... lo lascerò là, per terra... è lì per terra
 
 
cammino nella città degli uomini. un millimetro dopo la mia pelle, c’è il precipizio,
ma inconsultamente galleggiano in questa sospensione i membri della specie umana, o meglio le membra, perché sono una bestia dissociata, tenuta insieme dai filamenti invisibili, d’aria che vibra e tracce ritenute nei supporti temporali, della lingua (molto più allentato l’organismo “piccioni”, qua e là scagliati dall’elastico delle loro traiettorie) .

domenica 18 settembre 2016

In pieno io

                                                                     alice in poltrona

gemsbraun il cantante diceva gitap, mettilo su, mentre liò la cantante fit con alba bellugi la dodicenne sensibile diceva mi voglio addormentare sulle foglie, ma se veniva gemsbraun finiva male per tutte e due

 
il mio corpo era sceso a comprare le alici, ce n’erano altri che si agganciavano fra loro con sequenze di aria sagomata che entrava nelle orecchie. il progetto era di usare le alici già cadaveri per introdurle nella cavità tubolare al mio interno e farne me, incrementarmi, livizzare l’alice, in pratica le salme argentee un po’ abbacchiate prima si surriscaldavano, poi essendo il tubo nel mio dominio d’esistenza potevo annetterli – arracanate –  (nel cubo di pietra varie altre bestie rivestite manifestavano stesse

sabato 10 settembre 2016

caterina pontrandolfo - la fiamma e il cristallo

pubblico la post-fazione che ho scritto per la raccolta d'esordio di Caterina Pontrandolfo, In punta d'ago, pubblicata da Ilfilorosso il mese scorso
 
Qualcuno ha scritto che l’io è sempre proferito, cioè “portato davanti”, prodotto in qualche modo da un movimento delle labbra. Il rapporto fra il corpo, la voce, la phonè, e questo io rappresentato, simbolico, linguistico, è probabilmente alla radice della poesia di Caterina Pontrandolfo. Nei versi  “In punta d’ago”

domenica 4 settembre 2016

la vera soluzione al problema della sicurezza sulle strade

giustissimo vietare la guida a chi ha un tasso alcolemico superiore a 0,5 gr/l - e che cioè abbia bevuto un bicchiere di vino - perché tale condizione ritarda i tempi di reazione di circa 20 millisecondi (ricerca Università di Trieste, F. Moroni). peraltro è ben noto che un abbacchiamento e obnubilamento simile si manifesta dopo pranzo anche senza aver bevuto alcoolici, quindi è opportuno vietare anche la guida in tali condizioni. spinelli dio ci scampi e altre droghe manco a dirlo.
(anche se una persona responsabile percependo il rallentamento delle reazioni di 20 millisecondi, potrebbe semplicemente rallentare la velocità di guida di 10 km/h, neutralizzando l’effetto dell’alcool e riportando il tempo finale di reazione agli stessi valori di quelli di un conducente sobrio...tutte le funzioni biologiche si basano su simili processi di regolazione dei riflessi)

giustissimo è però anche vietare la guida ai conducenti maggiori di 40 anni,

domenica 21 agosto 2016

aliano piuttosto che il nulla

                                                                              

 
in questi giorni, fino al 25,  partecipo con una quasi installazione al festival di aliano organizzato da franco arminio, La luna e i calanchi. Il lavoro è costituito dal testo introduttivo che segue, e da una scelta di post tratti da questo blog, montati in modo da cercare di riprodurne il rapporto testo-immagini. avendo scarsa esperienza di installazioni di questo tipo, mi sono fatto aiutare da ugo simeone, gabriella giordano, nella selbonne e grazia coppola, che ringrazio.
 
aliano come spigolo della realtà, luogo estremo, avamposto del mondo. faccende, vicende, commerci umani addossati, sperduti in uno spazio. provenendo da spazi svuotati, disoccupati, attraversati da strade che portano dal nulla al nulla, a un tratto appare qualcosa, questo qualcosa è aliano. propriamente, e prima di essere aliano, è ciò che è aliano, aliano piuttosto che il nulla.

guardare il mondo dalle finestre di queste case, dal belvedere dell’anfiteatro, dalla strada ci avvicina a una percezione più originaria delle cose, ci fa avvertire la loro inconsistenza, stranezza, incredibilità, rischiosità.