domenica 24 settembre 2017

scritte per aereoporti

dio è che uno strato d’ombra ricopre la stessa forma di luce, quando alle 4 il sole è sull’albero

dio vulva lattea in un neurone

il primo fine è un mondo giusto. ma un mondo giusto va fondato fuori dal mondo

nel villaggio di liu-ling, durante un’azione di lotta-critica-trasformazione, una patina collosa avvolse all’improvviso tutti i bambini e gli insegnanti: era dio. nello stesso istante caddero tutte le inferenze che sostenevano il peri theion onomaton di pseudo dionigi.

tuttità
qualcosità
sparsità


noi tutti abbiamo sostituito a un dio il divo


dio è come le cose tutte stanno, le cose, le tutte e le stanno
 

dio... il lato interno del piede sinistro del letto

 
ripetendo dio 11 volte, la dodicesima
 

l’oligofrenico di stamattina con 4 orologi al polso.... perché voleva che fosse più ora, o perché voleva che fosse più sempre?

sabato 9 settembre 2017

signore pensili sul balcone, cani che abbaiano

sui balconi, appaiono signore – sporgono signore.  pulsazioni deboli dell’antropico nella prima mattina, lievi incarnazioni nell’oggetto duro e ortogonale del, dei palazzi di fronte. secrezione e fiotto organico istantaneo, intento a stendere i panni, a prendere la scopa, a produrre un minimo e sfolgorante evento ordinario. per un istante, il funzionamento oscuro delle interiora del palazzo, il
lavorio interno della macchina antropica è svelato... appare nel mondo la signora spettinata,
insieme indaffarata e svogliata, e si inargenta nel raggio di luce che abbaglia le mollette e la bacinella di plastica azzurra.

domenica 2 luglio 2017

un 4 umano

uscire dal linguaggio - ci è possibile? no. perfino quando sognamo, deliriamo o agiamo in preda all’impulso più cieco, noi siamo sprofondati  nella lingua, ci siamo dentro come lo siamo nell’aria, più radicalmente come lo siamo nello spazio. il linguaggio è il materiale che ci costituisce in quanto esseri coscienti, in quanto ci differenziamo dalla pietra.
metto un accapo, lascio 2 spazi vuoti nella riga. ebbene, anche in quello spazio, in cui apparentemente desistiamo, manchiamo a noi stessi, noi abbiamo parlato, e detto questa assenza. quel vuoto è informativo e pertinente, è uno zero algebrico ottenuto da un + e un -, è una non-parola e mai un’a-parola.
quel che è possibile, forse, è porsi sul punto distale, sulle ultime propaggini di lingua – e da lì  sporgersi sul non-linguistico, sentirne la vertigine, assorbirne le radiazioni... porsi in ascolto dell’inquietante sibilo del nulla. il che significa, wittgenstanianamente, assumere coscienza dei limiti del linguaggio e della razionalità. 

la mia (più che cara) amica paola gambarota, che insegna qualcosa italiana in qualche università americana, commentando il mio precedente post, mi scrive che le risulta difficile capire in che modo io intendo il legame fra scrittura e politica “(se non in tenore filosofico- discorsivo, astratto -  alla Adorno, diciamo)”.
qualche volta certamente io provoco un po’ su questo legame, ad es. qui. ma in realtà ho le idee molto chiare su quale debba essere. io credo che in questo momento storico e politico, dimostratesi inadeguate o impraticabili le ideologie del 900, per cambiare il mondo non è sufficiente cambiare il nostro modo di agire o il nostro modo di pensare, ma è necessario

martedì 6 giugno 2017

SIGILLO di Ugo Simeone

giovedì 8 giugno a Napoli si inaugura una mostra che vi consiglio senza riserve. 5 opere di Ugo Simeone, ispirate a Giordano Bruno, visibili per un mese nel Complesso di S. Antoniello a Port'Alba, sala delle mura greche, a P.za bellini 60. Orari di apertura: lunedi-venerdì ore 10.00-18.

La luce di Bruno letta da Ugo Simeone.

5 opere, Plettro, Tetrade, Atrio, Armonia, Area, che rappresentano una serie di asterismi, di figure informi, sospese e incantate nel nero, in un nero siderale e primigenio. Cosa rappresentino queste complesse e stratificate figure non si può dire. Possono essere sigilli che racchiudano un’archeo immagine, una monade o aleph potenziale e inesauribile, possono essere le tracce pervenute fino a noi di una pulsazione di fondo dell’universo, di un fulgore originario e elementale, o possono essere gli escrementi di quel particolare essere animato che secondo Giordano Bruno è l’universo, “essendo che da le parti et escrementi di quello derivano gli animali che noi chiamiamo perfettissimi” (De la causa, principio et uno) .  
 

Del potere, della forza e della violenza dell’immagine era ben consapevole Bruno, che attestava che ex specie visa plurimi repente mortui sunt (a molti è accaduto di morire dopo aver visto un’immagine - Theses de magia).
Lavorare sulle opere di G. B., è lavorare nello spazio dell’essenziale, dell’ontologico, dell’incondizionato. Un’immagine non è una decorazione, e nemmeno una rappresentazione.

domenica 14 maggio 2017

una volta qui

per me il mondo è una continua festa, la festa dell’essere prominente dal nulla
 
anche un pezzo della mia guancia è proprietà pubblica, fa parte del mondo, ma io ci inietto delle parole, e lo rendo mio

parole del mondo che hanno impregnato striature, lamine, glia, rughe nel mio osso cranico
 
in che senso tutta questa frattaglia, questo viscere all’interno di una certa sacca di pelle è mia? e lo è anche di notte, o se sono distratto?
 
che tipo di legame ho con un tessuto tremolante e gelatinoso, sfatto, quasi marcio, con la pappa pallida, conducente, capiente, che sta intorno e interna a me?

domenica 30 aprile 2017

l'esistito



io mi avvicino a volte a me stesso... giungo nei pressi di me stesso... nella mia imminenza... ma poi...  dileguo... o appare un altro strato, un altro involucro...  io mi posso solo congetturare... annusare... ma il naso, cos’era?
 

ascoltando la musica barcollo... la musica mi fa barcollare. anche un pezzetto di bellezza che esce da una ragazza che passa mi fa barcollare... questo pezzetto fuoriesce dalla ragazza e mi va nel fatto di esistere... così che questo esserci che era già tutto consunto e intenerito dalla musica ora è tutto bucherellato... e ci entrano ancora più altri non ci sono che prima stavano fuori... per cui barcollo ancora di più, però va bene così perché questo è il mondo...


per me il mondo è una continua festa, la festa dell'essere prominente dal nulla


io sono precipitato nel tempo... sono caduto in questo smisurato precipizio... mi sono imbattuto in una consistenza... in un accadere... noi che eravamo in alto, nella luce del numinoso... il cadere nella coscienza ci ha condannati a questo inferno del discontinuo... in cui fiammeggia il passato, il futuro... e l’attimo in cui restiamo pietrificati... 
non c’è alcuna possibilità di uscirne, di sferrarci... di schiodarci... forse il vino e l’oblio, disse un poeta... non altro piacere che desistere, disaderire, interromperci...

  
io credo che dopo morti si va nel “linguaggio”  - ovvero, scaricatosi il corpo, si accede, si resta, nell'ignoto qualcosa che significa (non è escluso che questo linguaggio funzioni come

domenica 9 aprile 2017

2 filastrocche per i bambini (2 filastrocche su niente)

beh, queste 2 filastrocche per la verità non sono né per i bambini perché troppo scipite né per gli adulti perché troppo infantili... il bello dei blog comunque è che poi si possono sempre cancellare... magari ci sarà qualche adulto che ha dei bambini che mi dirà se è il caso, o viceversa...

sono venuto a sapere (finora se ne incaricavano dei miei cugini) che siamo tutti tenuti a pagare la bolletta dell’illuminazione votiva, cioè per i cimiteri, ovviamente anche dopo che sarà venuto il momento in cui sarà piuttosto problematico farlo. se uno non ha parenti - e non avendo di meglio a cui pensare -  dovrà arrangiarsi o organizzarsi in qualche modo da solo, o forse fare una domanda di esenzione al comune. la società che se ne occupa, Flamma votiva s.r.l, dice sul sito che ha tutta una serie di certificazioni, “tali da permettere di risolvere le problematiche dei clienti assicurando, attualmente, un servizio globale di gestione degli impianti in linea con le aspettative di efficienza e continuità del servizio dei committenti/utilizzatori”.
 
La luce perpetua – I

l’eterno riposo
dona loro signore
e splenda ad essi
la luce perpetua
ma non si dimentichino
di pagare la bolletta
amen

La luce perpetua – II
 
...Flamma votiva
a me piacerebbe forse
dover pagare una luce
che ancora mi entra negli occhi...

 
spettabile
Flamma votiva s.r.l.
io la voglio pure pagare la bolletta
però la luce

domenica 5 marzo 2017

Lo stato-fiume - appunti dal caribe colombiano

 

la colombia è un posto dove uno dovrebbe aver vissuto senza sapere che poi se ne sarebbe ricordato


luoghi della mescolanza
come il mare e i fiumi dall’acqua pesante e limacciosa, in colombia tutto è mescolato. la cultura ispano-europea e quelle indigene e africane impastate già geneticamente, creando un nuova sostanza diffusa di carne,

martedì 31 gennaio 2017

yuja wang e le pianiste mirabolanti

le pianiste sono in tutti i sensi creature mirabolanti, incroci fra automi, deità, bestie... meccanismi soffici... pornodive che eseguono impeccabilmente e gelidamente la passione più forsennata... portatrici del tempo, di tempi seppelliti, riesumatrici di vite agite in corpi di genii putrefatti.... fenomeni da baraccone bongiorniano... le ultime godibili in youtube sono in genere anche macellate fresche, splendide e splendenti, e accentuano questa polisemicità...

domenica 15 gennaio 2017

livio baudolero

è evidente la somiglianza fra livio borriello, charles baudelaire e pippo baudo.

sia in base alle leggi della genetica che a quelle dell'etimologia onomastica, era ipotizzabile che i 3 avessero un antenato comune... ebbene, dopo minuziose ricerche lo abbiamo scovato. si tratta di livio baudolero, personaggio vissuto nel '600, e che tuttavia adotta un linguaggio sorprendentemente contemporaneo, il che ci fa pensare che si tratti di un individuo prevalentemente linguistico, e dotato forse di poteri paranormali, o comunque anormali. presentiamo qui un suo breve scritto, e contiamo di metterne altri a disposizione degli studiosi. proponiamo anche una fotografia, secondo noi apocrifa ma plausibile, dell'irreale creatura nata dall'intersezione dei 3 personaggi . cliccate qui per vederla

domenica 8 gennaio 2017

qualche gioco + il pezzo nazionale

scompongo un altro, e me ne compongo
mi deduco dal mondo
faccio il mondo polpetta molliccia e castana, e mi ci impongo
chiudo una vita, la ripiglio
annetto vita, degrado mondo
divento lungo
faccio dell’altro il sé, del fuori il dentro. Lo rientro
immetto mondo nel gradiente
cefalo-caudale, lo trituro, e ne assurgo
tubo pensante.
ecco che cosa ho fatto al ristorante

Anagramma 
Riveli loro boli
Livori e bollori

sabato 31 dicembre 2016

ònta/onta

il palazzo di fronte come un grande mollusco squadrato... sclerotizzato... il suo azzurro pallido, molle... si profila sullo smalto del cielo...
 
nel sogno, l’esistere delle cose, nonché sbiadirsi, si satura, si addensa... poiché il mondo (che è il mondo di cui parliamo) sprofondato nel corpo, affondato nell’acquitrino biologico di sangue e nevroglie, di scosse elettriche e pulsazioni, retrocede alla sua origine, si reincorpora, riprende posto... in questo incesto, in questa reinvaginazione, in questo isterismo finalmente è vero, quasi vero, scientificamente accettabile...

nel sogno cade il fuori del sogno

mercoledì 28 dicembre 2016

firulì firulà



sto sulla cresta, sul crinale. dall’altra parte si sente un gorgoglio, uno sciabordio, un fischio.
io fischio a mia volta – come quando si ha paura – sono questo fischiare di un mondo che passa attraverso le mie cavità - le pause nella mia massa -  quest’aria che ciclo dal naso agli alveoli molli al taglio della bocca, e questo fischio è quello che resta.
 

una bellezza, una ragazza nel supermercato che manco ti guarda – perché sei per lei quello stesso strato senza spessore che è lei per te, ma piuttosto male in arnese... guarda oggetti consistenti davanti a lei, una scatola di pelati che resiste di più alla corrosione, che ha intenzione di introiettare  nello stomaco

venerdì 23 dicembre 2016

il mondo qua e là

acciambellato, avviluppato nella carne c’è il mondo. è lo stesso mondo in cui sta la carne.

 
a volte che non sono cretino, non sono io, ma un partecipante del senso logico
  

il mondo qua         e là              una macchia d’olio                   la scritta prendetelo in culo su un orario di pullman              grumi e sfilacce di mondo vaporizzato in cielo                   io sbucato, apparso, disceso nello specchio    


                                                   


questo vento del 1964 aveva impregnato i capelli della donna di varsavia e li teneva in quell’istante un po’ sospesi nel nulla di varsavia, l’io della donna probabilmente non si era nemmeno accorto di

sabato 10 dicembre 2016

cos'è per me il rock

au moral comme au phisique, j’ai toujours eu la sensation du gouffre, non seulement du gouffre du sommeil, mais du gouffre de l’action, du réve, du souvenir, du desir, du regret, du remords, du beau, du nombre, etc.
J’ai cultivé mon histérie avec jouissance et terreur. Maintenant j’ai tojours le vertige, et aujord’hui 23 janvier 1862, j’ai subi un singulier avertissement, j’ai senti passer sur moi le vent de l’aile de l’imbecillité.


ciò che accade, e che sarà accaduto... ciò che accadde, e rivela che ciò che accade sarà accaduto... e cioè annientato, smaterializzato, abolito... è qui l'abisso... porta romana, i buoni-pasto, l'arista... lo lascerò là, per terra... è lì per terra
 
 
cammino nella città degli uomini. un millimetro dopo la mia pelle, c’è il precipizio,
ma inconsultamente galleggiano in questa sospensione i membri della specie umana, o meglio le membra, perché sono una bestia dissociata, tenuta insieme dai filamenti invisibili, d’aria che vibra e tracce ritenute nei supporti temporali, della lingua (molto più allentato l’organismo “piccioni”, qua e là scagliati dall’elastico delle loro traiettorie) .

domenica 18 settembre 2016

In pieno io

                                                                     alice in poltrona

gemsbraun il cantante diceva gitap, mettilo su, mentre liò la cantante fit con alba bellugi la dodicenne sensibile diceva mi voglio addormentare sulle foglie, ma se veniva gemsbraun finiva male per tutte e due

 
il mio corpo era sceso a comprare le alici, ce n’erano altri che si agganciavano fra loro con sequenze di aria sagomata che entrava nelle orecchie. il progetto era di usare le alici già cadaveri per introdurle nella cavità tubolare al mio interno e farne me, incrementarmi, livizzare l’alice, in pratica le salme argentee un po’ abbacchiate prima si surriscaldavano, poi essendo il tubo nel mio dominio d’esistenza potevo annetterli – arracanate –  (nel cubo di pietra varie altre bestie rivestite manifestavano stesse

sabato 10 settembre 2016

caterina pontrandolfo - la fiamma e il cristallo

pubblico la post-fazione che ho scritto per la raccolta d'esordio di Caterina Pontrandolfo, In punta d'ago, pubblicata da Ilfilorosso il mese scorso
 
Qualcuno ha scritto che l’io è sempre proferito, cioè “portato davanti”, prodotto in qualche modo da un movimento delle labbra. Il rapporto fra il corpo, la voce, la phonè, e questo io rappresentato, simbolico, linguistico, è probabilmente alla radice della poesia di Caterina Pontrandolfo. Nei versi  “In punta d’ago”

domenica 4 settembre 2016

la vera soluzione al problema della sicurezza sulle strade

giustissimo vietare la guida a chi ha un tasso alcolemico superiore a 0,5 gr/l - e che cioè abbia bevuto un bicchiere di vino - perché tale condizione ritarda i tempi di reazione di circa 20 millisecondi (ricerca Università di Trieste, F. Moroni). peraltro è ben noto che un abbacchiamento e obnubilamento simile si manifesta dopo pranzo anche senza aver bevuto alcoolici, quindi è opportuno vietare anche la guida in tali condizioni. spinelli dio ci scampi e altre droghe manco a dirlo.
(anche se una persona responsabile percependo il rallentamento delle reazioni di 20 millisecondi, potrebbe semplicemente rallentare la velocità di guida di 10 km/h, neutralizzando l’effetto dell’alcool e riportando il tempo finale di reazione agli stessi valori di quelli di un conducente sobrio...tutte le funzioni biologiche si basano su simili processi di regolazione dei riflessi)

giustissimo è però anche vietare la guida ai conducenti maggiori di 40 anni,

domenica 21 agosto 2016

aliano piuttosto che il nulla

                                                                              

 
in questi giorni, fino al 25,  partecipo con una quasi installazione al festival di aliano organizzato da franco arminio, La luna e i calanchi. Il lavoro è costituito dal testo introduttivo che segue, e da una scelta di post tratti da questo blog, montati in modo da cercare di riprodurne il rapporto testo-immagini. avendo scarsa esperienza di installazioni di questo tipo, mi sono fatto aiutare da ugo simeone, gabriella giordano, nella selbonne e grazia coppola, che ringrazio.
 
aliano come spigolo della realtà, luogo estremo, avamposto del mondo. faccende, vicende, commerci umani addossati, sperduti in uno spazio. provenendo da spazi svuotati, disoccupati, attraversati da strade che portano dal nulla al nulla, a un tratto appare qualcosa, questo qualcosa è aliano. propriamente, e prima di essere aliano, è ciò che è aliano, aliano piuttosto che il nulla.

guardare il mondo dalle finestre di queste case, dal belvedere dell’anfiteatro, dalla strada ci avvicina a una percezione più originaria delle cose, ci fa avvertire la loro inconsistenza, stranezza, incredibilità, rischiosità.

domenica 15 maggio 2016

Denaro

questo post fa parte di una piccola trilogia dell’essenziale. seguiranno: felicità, tempo.
 
la finanza non si occupa di lavoro, di produzione, di merci, ma di denaro. è dunque quell'attività che produce denaro attraverso il denaro: la cosiddetta speculazione. non compra per ridistribuire, "spostare nel mondo", ma per rivendere. include nell'atto affermativo la sua negazione.  chi "paga" il guadagno dello speculatore (di colui che compra per rivendere), non "vede" ciò che compra, non si accorge che non sta comprando nulla. eticamente, l'atto equivale alla vendita di una scatola vuota, che sia stata dichiarata piena (nell'era della retorica della tracciabilità).  
chi paga non è presente, anzi non è nemmeno preso in considerazione. la speculazione "tratta"  semplicemente un ego, si scambia un ego. non si scambia lavoro, tempo, né corpo che secerne quel tempo. l'effetto nel mondo di questo atto, è semplicemente l'aumento del capitale dello speculatore. il bene trattato non è toccato. tutta la ricchezza moderna, si produce attraverso questo gesto incorporeo, sterile, prevaricatorio.

cos’è un cognato?  un quotidiano attendibile intervista un cognato di nome pavani, che era riuscito a vendere azioni della banca popolare di vicenza, appartenente al reciproco cognato zonin, a 1 milione e 700mila, pochi mesi prima che la banca fallisse e le azioni crollassero a zero. come è noto, il crack è stato pagato da 120.000 piccoli azionisti.
in effetti, cos’è un cognato? ...

domenica 20 marzo 2016

Noterelle (adriana borriello, dante, solgenitsin, porno ecc.)


ieri ho visto Col corpo capisco, di adriana borriello. in ogni suo spettacolo c'è sempre un'idea nuova, un pensiero nuovo che si sviluppa in figure... adriana è in effetti una pensatrice di figure... bello all'inizio il modo in cui ha "prodotto spazio" sgombrando la scena dagli “oggetti”,  bello il modo in cui ha esplorato il numero 3 - mai il senso che fosse una sommatoria, un’addizione - ogni rapporto era necessario, e questo è tipico del suo rigore... ma ancor più interessante  mi è sembrato il rapporto molto evidente che ha istituito fra corpo e suono/rumore... la sonorità era il rumore dei corpi, e i corpi una cosa sonora...i corpi erano una cosa del mondo, considerata nella loro dimensione sonora...
lo scopo principale dello spettacolo mi è parso questo: descrivere una singolarità umana ( 3 singolarità, numero dinamico e sintetico,  che dopo il 2 oppositivo e relazionale ci stabilisce nel mondo quale organismo sociale complesso) nella sua essenza costitutiva, che è innanzitutto fenomenica, percepibile.

mercoledì 3 febbraio 2016

da luce a luce riflessa - nel labirinto delle matrici di Ugo Simeone


 

Ugo Simeone si rapporta a uno spazio totale. Le sue icone dovrebbero galleggiare “en abyme”, nel plasma intersiderale privo d’aria, ma poiché ciò non è materialmente possibile e peraltro ecologicamente accettabile, egli le fa sorgere dal bianco o dal nero puri. Nelle opere precedenti, da Colpo a Icona, l’oggetto rappresentato scaturiva dal nero - e poteva essere la buccia di un mandarino, o una figura in croce enigmatica e abbagliante. Quelle figure erano potentemente sintetiche, prive di dettagli e analisi, dunque astratte. In Matrice, Simeone si addentra invece nelle minuzie del reale, cesellandole interminabilmente grazie alla sua paziente perizia, e avvalendosi della sua leggendaria batteria di matite; e le sospende nel bianco di un grande foglio di carta Fabriano adeso a una lamina metallica. Traccia in tal modo un percorso dalla luce alla luce riflessa, dalla forma alla sostanza, dal fenomenico al biologico. Si tratta di un biologico che tuttavia, non essendo identificato, apparendo del tutto decontestualizzato, si rovescia di nuovo nell’ontologico.

venerdì 25 dicembre 2015

Lo scempio generazionale dei tatuaggi

Sono contrario a Facebook e ai tatuaggi...è lo stesso che dire che sei vecchio, potrebbe dire qualcuno. No, sono giovane, perché chi è contro le sciocchezze è sempre giovane.
Le mie perplessità su uso e abuso di FB, questo starnazzamento tecnicamente equipaggiato (di cui non si può negare d’altronde l’utilità e la potenza comunicativa) le ho espresse fra l'altro qui, la mia insofferenza per i tatuaggi è ancora più radicale. Ma non è stizza o moralismo, è proprio in nome della passione che aborro questa moda, forma di cattivo tribalismo che non ne recupera la naturalità, il vitalismo o il senso del sacro, ma solo il gregarismo. Quello che era stato rivalutato dalle controculture degli anni ’70 come una discutibile forma di riappropriazione del corpo, ne è diventata ormai un’espropriazione a tutti gli effetti.

La prima cosa che mi viene da dire è che non mi potrei mai e non mi sarei mai potuto innamorare di una donna con un tatuaggio importante e indelebile, o che comunque l’amerei meno.

giovedì 24 dicembre 2015

Nota su uno scontro detto di religioni

Il nodo di gran parte delle problematiche contemporanee è probabilmente da ricercare nella rimozione del senso del sacro del sacro e del trascendente - più propria della cultura occidentale, ma in effetti estesa a tutte le altre. Parlo di rimozione perché si tratta di una tensione innata nell’uomo, sorta nel momento stesso in cui si è costituito come essere di linguaggio, proprio dalla percezione dei limiti di quel linguaggio. Nel momento in cui il parlètre ha parlato, ha posto l’esistenza del non parlabile, dell’impensabile.
E’ necessario ricostruire un reale pensiero del trascendente, un rapporto del pensare all’impensabile. E’ necessario che questo rapporto sia vivo e profondo, e non riguardi una componente inerte e residuale della società.

venerdì 11 dicembre 2015

per pietrantonio arminio + manomissioni


pietrantonio arminio non è più, come si dice, o forse è ancora, in qualche modo. la sua malattia è stata drammatica, devastante, ma aveva non solo lasciata intatta, ma acuminata la sua straordinaria intelligenza, il suo spirito da lottatore, da splendido e sgargiante combattente. il pietrantonio che vinceva sempre la battaglia con la materia nelle sue sculture, il pietrantonio che ripuliva di ogni traccia di retorica i suoi lavori e le sue parole, il pietrantonio che si presentò al suo matrimonio con una cravatta di gomma ...lo ricordo con un suo scritto, e con la breve analisi che gli dedicai qualche mese fa. non gli piacque molto, la mia analisi, la trovò troppo personale, e poi dispersiva, mi scrisse...ma io non me la presi affatto...lui aveva tutta l’intelligenza, e con l’intelligenza tutto il diritto di criticarmi...con pietrantonio ogni contrapposizione era quello che deve essere, un confronto fra uomini, che stanno in questo mondo un po’ per caso e un po’ provvisoriamente.

allo scultore è delegata una funzione civile che diventa sempre più preziosa e vitale nella nostra società: quella di conservare il rapporto con la materia, ovvero con quel che siamo essenzialmente. l’artista visivo lavora con le immagini e le forme anche quando produce installazioni, lo scultore è propriamente colui che ha competenza e sensibilità per la materia, colui che capisce la materia. pietrantonio arminio è forse soprattutto uno scultore, una persona la cui carne avverte l’adiacenza e la continuità col suolo, col metallo, con la sostanza atmosferica, con quella biologica: è colui che sa – che sa nelle sue mani, che sente nei propri nervi – di essere una diversa riorganizzazione delle cose, coessenziale alla pietra e alla terra e solo apparentemente autonoma. forse solo coloro che hanno la forza nervosa e la purezza passionale per dirsi veri scultori possono raccontarci il cuore del mondo.
p.a. ha visto il mondo, ha auscultato la materia, ha consonato e consentito agli oggetti, e cosa ci racconta? ci racconta dei blocchi di ferro che emettono plastica. le sue ultime micro-sculture sono delle ganghe manufatte, dei semilavorati di ferro e acciaio, da cui frusciano frange e volants ritagliati dalle buste della spesa.