lunedì 12 maggio 2014

la riforma che riduce la disoccupazione


 

 1
 
l’allestimento prospettico del mondo.

la mia presenza nel mondo è pesante, violenta.io sconvolgo l’esistenza neutra, silenziosa, lenta delle cose.

il fatto che io esista è incalcolabilmente più denso del fatto che esista quel tetto.

la mia presenza nel mondo è un evento decisivo.

ciò che rende decisiva la mia presenza, è che io coincida con il luogo dove sono.

qui c’è carne, una congerie molle, rosacea, umida, massiccia. dunque io sono immerso e coincido con una carne, con questa carne.

(il paradosso è questo: il mondo è fatto di rappresentazioni, ma c’è qualcuno che queste rappresentazioni le sente – soffre, gode – e costui si trova nel punto dove è il mio corpo).
 

2

tu sei memoria. la memoria tecnica di un istante fa, e quella romantica della tua infanzia. il tessuto che costituisce un’individualità, è un tessuto di tempo digerito, e trasformato in linguaggio. tu non sei in te, in te sei solo un morto, il morto che coincide col tuo corpo *. la tua armatura, il tuo sviluppo, è fatto dei minuti, di questo materiale fatiscente e invisibile, che qualcosa (soggetto) allucina, dei minuti toccati al tuo corpo, così come esso li ha trattenuti in qualche forma ancora non chiara alla logica. quando il corpo sente la loro profondità, e la loro irreversibilità, i ricordi lancinano. dunque tu sei fatto di questa vertigine inaccettabile e inconoscibile, e puoi sopravvivere solo se la neutralizzi, se la mineralizzi, se la lasci nel corpo ad agire meccanicamente. i moti muscolari e chimici intanto ti incalzano, e producono incessantemente – sulla cresta del presente - nuovo passato, nuovo L.. sei una macchina che produce passato, che produce memoria, che ti produce. e questa è l’unica cosa che sei, che sei individualmente – questa operazione sul tempo.


                                                                              


 
3
 
se questo è il passato – se tutto finisce in questa voragine– io ho diritto alla più feroce, più violenta, più dissennata felicità. nessuna felicità ci ripagherà dello sprofondamento della vita.
 
i fiori di carne delle donne, che sbocciano nel limo del grigio pomeriggio piovoso. il tepore, la nudità, la motilità, l’organicità  delle carni.

le psichi invece sbiadite, rattrappite, marcite, asfissiate nelle loro lingue.

poi ci sono io, cosa delle cose, cosa dal cui interno si esiste.

 
4

altri, ci sono nel mondo, in una situazione stranamente simile alla mia
  

5
 

fra me e gli altri, il mondo si alleggerisce, diminuisce. prima che il mondo da che era me sia un altro, si attraversano estesi spazi insignificanti, poco significanti. fra me e l’altro c’è l’aria.
 
questo, mi impedisce di sentirlo bene. anche se io sono ancora lui, anche se io non sono abbastanza.

tutti sono “un altro essere”, senza saperlo, anzi un dio – scivolante fra le vetrine, un dio che compra la pizzetta,  in quanto hanno ben complicato la polvere che erano. noi siamo questa congerie di aria, di suoni, di macelleria e di intenzioni, di cui una frazione infinitesima compra una pizzetta - 1 euro e mezzo - segno che esiste il reale, prova contabile e opponibile a terzi. e dopo era passato pure un minuto!!
 
il fatto che io mi sia infine depositato in me, è del tutto casuale. il corpo dell’altro, mi assicura la scienza, è fatto con strutture e liquidi e umidità e fori e pori e dinamismi straordinariamente simili ai miei.

 ma le sue braccia, non obbediscono  al mio comando, il segnale dovrebbe arrivare troppo lontano, attraversare troppe barriere.
io non sento il suo dolore.

io non godo il suo orgasmo.

se è mio figlio, se mi innamoro, onde si ripercuotono fra me e l’altro, e rendono molto più intensa la rispondenza. quasi mi sembra di sentire dal suo corpo. ma non è proprio così, e poi dura poco...dura poco...
 
6

e tuttavia,  se io metabolizzo questo sentimento, se io mi posiziono in quello stesso punto e in quello stesso istante in cui tutto coincide, se io mi concentro in me fino al punto in cui dileguo, se mi esproprio, se mi sporgo dal mio orlo, se colliquo dal mio contorno, se affino la carne fino a sentire la pastosità e la conducibilità dell’aria, se mi ricordo del mio non essere ancora – del mio non essere mai stato - se sbaglio ad essere stato, se vacillo dai suoni e i tratti della mia lingua, io posso sentire, come una risonanza, come una ripercussione, quello che diversamente, che altrimenti sono. ci sarà un giorno in cui il dovere sarà il de-habere - lo svuotarsi, il non più essere. ci sarà un giorno in cui sentiremo il dolore di denti del nemico, e godremo della carezza nella sua mano.

7

questo è per me l’atto politico più urgente, la riforma che riduce la disoccupazione.



                                                                               

                                                                          



*questa frase risulta forse più intellegibile nella redazione originale: "
in te sei solo un animale senza nome, l’animale che coincide col tuo corpo, sei il morto che coincide col tuo corpo futuro."
 



scritto anticipato da francesco forlani su Nazione Indiana

http://www.nazioneindiana.com/2014/05/11/no-working-class/



NB anteprima su unblog 18-4-14







Appendice

brano veramente politico - a lei che prende il sole

tu non sai che felicità è vedere il tuo corpo
 
ma non è un piacere di immaginazione
 
è che vedo molta te, altra te, e che questa che vedo sei tutta tu

sei quasi tutta, o almeno tutto il limite di fuori

mancano solo alcuni triangoli

e ho visto questa te in questa troppezza fuoriuscente di luce, in questa fuorezza lucescente

l’ho vista vicino al mare e alla sabbia, anzi con certo mare appoggiato sopra

e anzi pochi momenti fa eri indentrita  in questa cosa, eri una parte in un certo punto di questa cosa che è a forma di te

vicino a mare e sabbia, anzi con certo mare con poco spessore appoggiato sopra

eri una varianza del mare, una sua fase spessa

un mare col fegato e le alberificazioni arteriose ravvolte dalla pelle, e coi pensieri che avevi, tipo quello del gocciolatoio sul lavandino (un mare che, dal tuo corpo, pensava questo gocciolatoio, o il tuo desiderio di certe scarpe).

perciò questi fianchi germinali tremolavano liquidamente, acqueamente.

io quindi precipitando verso questo attimo consistente mi arrestavo nella delicatezza, ed ero anche io, vedendo acqua, acqua.

se ti avessi toccata, quel punto del cosmo da cui provengo io, quel posto, quello spazio di materie sfatte e scomposte, di carne, nevroglia e cordami, si sarebbe riallineato, ricomposto per un istante, riallineato alle cose, e questo sarebbe stato: bene.

per un istante, per vari istanti rinnovabili, tu saresti stata scatenata dagli istanti, esposta all’intemporale,  scapsulata dal tegumento opaco, greve, rugoso, costrittivo dell’attimo. tutto ciò con un banale, ma portentoso accostamento di corpi inerti.

e in più hai anche i lineamenti distesi, le fini di linee e gli orli interrotti che sono il volto, sono in questa calma

le tue palpebre, le feritoie e i tagli del volto da cui sei resa tu.            

sono posati alla spiaggia, al sole, e sono la stessa calma – ecco, questo è uno di quei punti del tempo in cui la mia vita tocca, sente sotto il continuo, dove indovina la cosa che non è, dove diventa preveggente (presaga) di questa cosa

questo, tu nella spiaggia, mia contemporanea, a giugno, con io a portata di vista, nei paraggi
 
(questo brano è veramente politico nel senso che io auspico una radice amorosa della politica. ogni fatto della comunità deve nascere da una vera comunione, ogni azione sociale comincia dal nostro corpo, e da quel primo movimento di effusione , di esodo da sé, di travalicamento, di patto col mondo)
 

14 commenti:

  1. "non si capisce affatto la riforma qual'è"
    dunque è in perfetta linea con lo spirito riformista del vj fiorentino.
    : )
    la disoccupazione è impossibile ridurla nell'attuale contesto macroeconomico (con l'euro puoi fare solo "svalutazione" interna), ergo tuttalpiù puoi ridurla a parole, anzi no, orachecipenso così non puoi ridurla *neanche* a parole: se tu fai una riforma della disoccupazione il risultato inevitabile è che essa invece di sparire si riforma...
    : ))
    meglio allora una proforma della disoccupazione (giusto per salvare la faccia).
    oppure si può tentare un bel restyling, sì intendo, puoi provare a rimodellarla... una deforma della disoccupazione! che ne dici? non escluderei neanche un approccio alla Gabriel Garcia Marquez, tipo realismo magico, col quale protremmo tentare una trasforma della dissoccupazione. sim sala bim!
    : )
    buone scritture, fratello.

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  2. perchè dici che non si può ridurre la disoccupazione? sulla crisi di imprese ecc sono d'accordo, è un problema di globalizzazione... ma sulla disoccupazione... basta pensare alle campagne abbandonate...

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  3. "perchè dici che non si può ridurre la disoccupazione?"
    mi sembra di capire che intendi una risposta seria (in caso contrario non leggere quanto segue)...
    ordunque, se per "occupazione" intendi "lavoro non retribuito" ok, allora anche senza emigrare in campagna, le città sono piene di associazioni di volontariato.
    se invece rimaniamo nell'ambito del mercato del lavoro (i.e. lavoro retribuito), nell'attuale scenario intenazionale (euro, svalutazione interna, austerity etc) non vedo come possa ridursi la disoccupazione quando un siffatti sistema finanziario per funzionare (ovvero per fare svalutazione interna) ha *bisogno* di disoccupazione a 2 cifre, lavoratori disperati e contrazione dei salari.
    l'unica soluzione è la cosmesi renziana (di scuola merkeliana), ovvero aumentare ancora di più (arrggh) flessibilità, atipici e part-time "mascherando" in tal modo i veri numeri della disoccupazione con la *ipoccupazione*.
    : (((

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  4. mah, nno saprei... io non credo tanto alle strategie occulte... è sicuro che molti ci marciano sulla disoccupazione - e certo un tasso minimo di disoccupazione deve essere mantenuto dal sistema, pena aumento salari, come dici -, ma in germania è la metà, e guadagnano di più servi e padroni... renzi come sai nno lo sopporto, ma se ha imboccato la strada del redistribuire i redditi e colpire i capitali finanziari, fa una cosa buona... sperando non sia cosmesi...

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  5. sarò noioso e scomodo, quindi se vuoi non leggere questo commento.
    : )
    oppure leggilo, se come scrivevi in altra sede credi ancora che “sinistra” significhi qualcosa, foss’anche solo il non adagiarsi sui luoghi comuni di una narrazione emotiva mediante la quale vengono “vendute” visioni del mondo del lavoro (e del mercato globale) false e strumentali.
    ti confesso che circa nel 2010, quando ho cominciato a rendermi conto che i conti non tornavano mi sono messo a studiare macro e microeconomia piuttosto sul serio, dedicando parecchie ore alla settimana ad una materia *difficile* e ignota alla quasi totalità dei politici, dei giornalisti (compresi quelli che scrivono su testate di “economia”) e degli italiani. *difficile* soprattutto perché non può fare a meno della MATEMATICA e sembra impossibile, ma quando provi a fare un discorso scientifico partendo dai numeri la quasi totalità degli interlocutori scuote il capo e chiosa con sguardo vitreo “di queste cose ci capisco poco, ma spero che renzi (o monti, o berlusconi, o grillo o chi per loro) facciano cose buone e giuste …”
    amen.
    ti dirò, non si tratta per nulla di “strategie occulte” ma di strategie molto manifeste e molto matematiche: basta prendere in mano qualche libro di testo del primo anno di economia, guardarsi intorno, documentarsi e usare la testa. cosa che pochi fanno (è molto meno faticoso affidarsi a favolette e auspici) ed ecco che davanti agli occhi di moltitudini cieche, strategie molto manifeste diventano “strategie occulte”. ma non temere, non c’è né lo spazio né il tempo qui per ammorbarti con percentuali, logaritmi, rapporti, differenziali etc etc.
    : )))
    mi limiterò a riportare qualche dato che confuta in modo palese le mirabilia da te citate circa la germania.
    fa parte del “nuovo cinismo” considerare la germania vicina alla piena occupazione. è vero che in germania la disoccupazione è ai minimi dagli anni novanta, ma ai tre milioni di disoccupati non vengono aggiunti il milione di lavoratori impegnati nei corsi di formazione o nei cosiddetti “lavori da un euro”. altri sette milioni di tedeschi lavorano nei “mini-jobs” pagati meno di 400 euro al mese e il numero dei sotto-occupati è quindi altissimo. se si tenesse conto di questo esercito di riserva si riscriverebbe in toni meno eroici la storia del rinascimento industriale tedesco, un rinascimento a cui continua a mancare il vero testimone di ogni politica economica di successo: gli investimenti domestici, da dieci anni i più bassi d'europa. uno studio di Brookings (“germany: global miracle and european challenge”) spiega che il livello di diseguaglianza tra i redditi dei tedeschi è superiore a quello di diversi stati americani e recenti dati sulla ricchezza degli europei mostrano che le disuguaglianze in germania sono le più elevate nell'area euro.
    e siccome mi piace sempre citare le fonti, qui mi sono limitato a copia-incollare nientepopodimeno che… ilsole24ore!
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-04/europa-solo-berlino-segue-081043.shtml
    in italia la ricetta negli ultimi decenni è la stessa (dal "pacchetto treu" alla legge biagi in avanti, con l'abbattimento del lavoro a tempo indeterminato e di tutte le garanzie connesse, salariali e non, sostituito da soluzioni di precariato più o meno accentuate). e la differenza che dovrebbe apparire evidente anche a chi non mastica di matematica è che negli anni 80, inizi '90 con uno stipendio si poteva mantenere una famiglia, mentre oggi con due stipendi (nel migliore dei casi con contratti a tempo determinato) a malapena ci vivi, ma in questo modo i *numeri* terrificanti della disoccupazione vengono abilmente “addolciti” a fronte della creazione di una marea di schiavi disperati ipo-occupati o senza lavoro, disposti a tutto, anche a morire all’ilva, pur di dar da mangiare alla famiglia…

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  6. poi magari, se hai tempo dai un’occhiata anche qui (pochi giorni fa)
    http://goofynomics.blogspot.it/2014/04/quelli-che-nemmeno-sotto-dettatura.html
    e qui (un anno fa esatto)
    http://goofynomics.blogspot.it/2013/05/declino-produttivita-flessibilita-euro.html
    ma anche qui (in inglese)
    http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.html
    e se vuoi pure qui (sempre in inglese)
    http://www.monbiot.com/2013/11/04/a-global-ban-on-left-wing-politics/
    e infine qui
    http://scenarieconomici.it/lelefante-stanza-i-75-trilioni-dollari-in-derivati-deutsche-bank-20-maggiori-pil-tedesco/
    e qui se non t’ho annoiato troppo con l’inglese
    http://www.scribd.com/doc/220136144/Economics-Education-and-Unlearning

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  7. se punti il discorso sull'economia, mi inviti a nozze... mi fa piacere che come me pensi che stia là il cuore di molte questoni... e anch'io feci una full immersion qualche anno fa... ma credo di essere ancora un ignorante totale, come te e mi sa come persino i grandi economisti... è un campo talmente ingovernabile che tutti vanno alla cazzo, a partire dal pur grande marx... detto questo il disocrso qui è impossibile, e ogni affermazione è sempre da verificare... quanto dici sulla germania può essere in parte vero, ma credo che stiano meglio di noi (e se no perchè ci siamo emigrati in massa?) per molti aspetti... il punto cmq, per come la vedo, e salvo verifiche, è che io non credo che il "lupo cattivo" sia l'industria - che non gira, causa globalizzazione, e inevitabilmente sottopaga... certo, sarebbero da redistribuire gli stipendi, ma per un fatto etico... come per la politica, nno cambierebbe nulla se marchionne guadagnasse 1000 euro... il lupo cattivo è semmai la finanza (e qui è l'unico discorso che apprezzo di grillo)... basta pensare che la finanza virtuale mette in gioco una somma totale che è varie volte il pil mondiale... è lì lo squilibrio... ma ripeto, si dovrebbe semmai organizzare un tavolo e provare a discutere da "liberi pensatori" queste cose, per provare a proporre una visione nuova...il problema di fondo resta: che economia costruire? perchè persino vendola prende per buono il dogma della crescita? ma "come" immaginare una descrescita? ... e così via...

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  8. grazie dell'ignorante totale, si vede che mi conosci bene. mi accontentavo di un parziale. devo proprio starti sui coglioni…
    : )))
    in poche righe hai messo un sacco di carne al fuoco, andando subito ai massimi sistemi, comportamento da filosofo (ma io sono uno scienziato quindi resto sul concreto).
    come fai ad affermare che i dati che ti ho citato sulla Germania “possono essere in parte veri" senza avere dati che confutino “la parte” che reputi non essere vera?
    "e se no perché ci siamo emigrati in massa?" - chiedi. beh, per esempio perché la Germania è in costante calo demografico e il calo demografico da qui al 2025 farà mancare all'economia tedesca circa 6 milioni di lavoratori e per coprire quel buco serve l'immigrazione. «Abbiamo bisogno ogni anno di 120mila lavoratori specializzati dall'estero in più», ha affermato Eric Schweitzer (tacendo sui non specializzati), presidente dell'Associazione delle camere di industria e commercio tedesche (Dihk).
    peraltro il flusso migratorio è bi-direzionale e i dati della Farnesina chiariscono che nel 2013 a fronte di circa un milione di immigrati che da tutto il mondo sono giunti in Germania, 712000 (settecentododicimila) tedeschi sono emigrati dalla Germania verso altri paesi.
    preciso queste cose sulla Germania, perché la retorica del regime finanziario-europeista è molto imperniata sulla Germania.
    c’era un bel blog che seguivo (si è fermato al 2013, ma è ancora consultabile http://vocidallagermania.blogspot.it) e ci trovavi i dati utili per comprendere quanto sia bello il modello tedesco e a smentire leggende metropolitane del tipo che una cassiera in Germania prende 1800 euro netti al mese (l’erba del vicino è sempre più verde).
    ecco un esempio: “Bhe io ci sono in Germania, quindi qualcosina la so. Le tasse per un single sono circa il 43% se sei sposato con moglie a carico si riducono a circa a il 33%. I contratti possono essere anche a piu di 40 ore settimanali, conosco persone nel marketing con contratti a 44 ore settimanli standard al medesimo lordo detto sopra. Aumenti annuali? bhe dipende la Germania in settori ad alto profilo qualificato e´ stata 5 anni senza aumenti di salario, inoltre l´aumento avviene a livello aziendale: azienda in difficolta niente aumento minimo o altro. I sindacati sono solo nelle grandi imprese, per tutte le altre ci sono le linee guida generali nulla di piu. Insegnati privati, bhe molti lavorano con contratti che non prevede ferie pagate o versamenti etc. quelli che in italia si chiamano contratti precari e sono molti. La sanita: Assicurazione sanitaria, e´meglio dire. Ínfatti in Germania si ha una assicurazione sanitaria obbligatoria da pagare. Si paga un assicurazione pubblica ma se non piace si puo cambiare in privata. Circa il 15.5% del proprio lordo, e tutte tranne le piu costose forse non coprono lavori odontogliatrici. Se non hai assicurazione vai dal medico e paghi ti arriva fattura a casa. I farmaci in farmacia sono suddivisi per fasce come in Italia. Il costo della vita, bhe dipende se vivi a Monaco e´ alto. Molte cose costano piu qui altre meno. Sinceramente direi paragonabile in media con l´Italia. Quindi molte cose sono simili, si accetta di andare in pensione a 67 anni uomini e donne, in Italia no e´guerra se c´e una riforma del genere. Si accettano contratti precari o mini-contratti in Italia no e´guerra. E queste cose le accettano anche gli italiani qui che fino a ieri erano in Italia e piangevano per un contratto precario qui lo accettano.”

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  9. dopodiché, per non accodarsi al “noi italiani siamo improduttivi e incapaci”, dai un’occhiata al rapporto tra investimenti fissi lordi e pil del periodo 1999-2007 su http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/ameco/index_en.htm e http://www.imf.org/external/pubs/ft/weo/2013/02/weodata/index.aspx
    (oppure se non hai tempo da perdere apri la mail e guardati il grafico di riassunto). scoprirai che la Germania si piazza ultima come rapporto investimenti/Pil sia in termini totali (l'intera barra) sia escludendo gli investimenti residenziali (cioè considerando la sola barra blu). per inciso, anche nella classifica della spesa pubblica *improduttiva*, i paesi “virtuosi” (Finlandia, Olanda Germania…) fanno peggio dell’Italia. ma allora… allora… com’è possibile che l’economia tedesca sia così competitiva? beh, non certo investendo, ma in modo molto più semplice: fottendo i lavoratori e gli altri stati dell’UE. c’è una marea di letteratura economica in tal senso, ma non ti posto i link perché mi sembra di capire che non li leggi (altrimenti ti sarebbe saltato all’occhio che la “finanza virtuale” che giustamente citavi nel tuo commento riguarda in primis proprio la Deutschebank, la banca con la più grande esposizione in derivati del mondo - 75 trilioni di dollari, 20 volte il pil tedesco - come riporta l’articolo di scenarieconomici che ti indicavo nel precedente commento). comunque non desisto: c’è ancora in rete un sito cui avevo dato un contributo anche se marginale, nato proprio dal bisogno di tornare ai numeri per non “dare i numeri” a caso che è molto istruttivo http://lasolitudinedeinumerireali.blogspot.it/
    che ti dico ancora? che lo sviluppo economico in Europa (e nel mondo) negli ultimi decenni è stato guidato da molteplici fattori, magari non sempre ben coordinati, ma comunque riconducibili ad una combinazione perversa di ignoranza e malafede (id est *pilotato* verso lo schianto). dev’essere possibile una terza via: non rinunciamo a capire e non riduciamo il tutto a un tanto “è un campo talmente ingovernabile che tutti vanno alla cazzo” perché è esattamente ciò che vuole chi pilota in malafede… ad esempio proviamo a partire da qui
    http://icebergfinanza.finanza.com/2013/04/23/olandesina-crash/
    per arrivare alla mesta constatazione (e chiudo) che Grillo, Casaleggio e la maggior parte dei M5S (per non parlare degli intellettuali cosmopoliti e idealisti di sinistra, conniventi con chi sta distruggendo il lavoro e i diritti dei lavoratori, nonché mezza Europa sostenendo di amarla) non hanno capito molto e anche il discorso sulla finanza resta campato per aria se continuano ad affermare che la crisi è dovuta al debito pubblico, alla corruzione e alla casta e non al debito privato, all’euro, alla flessibilità che costituiscono i cardini del modello economico tedesco.

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  10. ecco, ti ho spedito la mail col grafico. te lo scrivo qui perché magari non ti arriva, come di certo non ti sono arrivate le altre mail con le riflessioni su "mica me".
    : )))

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  11. sì, molti link che mi indichi non ce la faccio a leggerli...ma perchè non credo che sia lì la questione... ho guardato cmq il tuo, e mi è molto piaciuto Il punto di nno ripristino (su cui mi pare non si può commentare)... ripeto, se passo ad orvieto, dove se ho ben capito stazioni (o se tu vieni ad avellino), mi farebbe ben piacere discutere a lungo il problema... ma come si fa a risolverlo qua? tu sei troppo sicuro di quel che sostieni, in un campo dove è evidente che nessuna ne imbrocca una... 30 anni fa capii che marx era un grande filosofo e scrittore, ma che le sue teorie economiche non reggevano... e non hanno retto... c'è qualche premio nobel in economia che indovina le ricette per far prosperare un paese? e qualche gran guru, o chicchessia, che prevede le crisi dei mercati (ti consiglio benoit mandelbrot, il disordine dei mercati)? tu invece sai con certezza che la colpa è del modello tedesco ecc. . Ripeto, io non sono antiscientifico, mi rtengo piuttosto tanto scientifico e logico da conoscere, wittgenstainianamente, i limiti della scienza... per cui, specie in questa sede, ritengo più sicuro non parlare "scientificamente"... non sai come le statistiche si possono rivoltare in cento modi? pensi che davvero 10 o 30 grafici (ce ne vorrebbero almeno mille) ottenuti senza controllo, possono mostrare le colpe della germania, e abbiano a che fare con la scienza? prendo atto di quel che dici sui derivati tedeschi, è certo un male...ma è un male d'altronde comune... io ti posso fare invece osservazioni sintetiche in parte, paradossalmente, più sicure. conosco ad esempio i tedeschi tanto poco quanto te, ma so con discreta certezza che gli italiani amano innanzitutto scaricare le colpe... il marco era fortissimo prima dell'euro... ma per noi tutto il problema è che la germania si è arricchita a nostre spese...e ci dimentichiamo che negli anni '80 l'inflazione italiana era al 20%, valori africani? la germania in 30 anni dopo l'azzeramento totale della guerra è diventata la più forte economia europea (rimandiamo il discorso se il suo produttivismo e efficientismo estremo sia apprezzabile... su questo credo sia ben criticabile) , qui in meridione conosco scaricabarili (che si dicono borbonisti!!) che attribuiscono i problemi del meridione allo sfruttamento dei Savoia, a eventi di 150 anni fa!! insomma cazzate tipiche italiane... e così ti posso dire con sufficiente certezza che in Italia e in meridione manca del tutto il senso civico, l'idea che lo stato sia bene comune, e che su questa base è impossibile costruire detto stato... e che qualsiasi opera artistica tedesca esprime ahimè una profondità di sensazioni e analisi maggiore della nostra... basta confrontare lo splendido inno tedesco di Haydn (col suo testo equivocato dal nazismo) con quella totocotugnata che è il Fratelli d'italia...certo la grande macchia del nazismo... ma il fascismo era la sua versione più ipocritamente ambigua... insomma sono certo che noi italiani non siamo in grado di costruire uno stato efficiente, ho fondati sospetti che i tedeschi abbiano qualche chance in più... i tuoi link dicono probabilmente cose interessanti...ma uno studio veramente scientifico non si fa così, bisognerebbe studiare l'economia tedesca per 20 anni...

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  12. “ripeto, se passo ad orvieto, dove se ho ben capito stazioni (o se tu vieni ad avellino)”

    non Orvieto, la mia famiglia era di Todi, ma attualmente risiedo in provincia di Rovigo… comunque se passi da queste parti s’aggiunge volentieri un posto a tavola
    : )

    “tu sei troppo sicuro di quel che sostieni, in un campo dove è evidente che nessuna ne imbrocca una...”

    però sono in buona compagnia, sai? se hai due minuti (è un articolo breve e discorsivo, vale la pena) ti faccio dire due o tre cose da voci appena più autorevoli: a parlare qui è Stiglitz, premio nobel per l'economia e all'inizio dell'articolo trovi il link che rimanda ad altri sei premi nobel che spiegano in modo chiaro qual è il problema principale (seppure non il solo) della nostra bella e martoriata Europa...
    http://scenarieconomici.it/nobel-stiglitz-euro-grande-errore-troika-sbagliato-incolpato-vittime/

    “30 anni fa capii che marx era un grande filosofo e scrittore, ma che le sue teorie economiche non reggevano...”

    siamo più che d’accordo. io sono arrivato cinque anni dopo, ma credo che dipenda da motivi anagrafici...
    : )

    “c'è qualche premio nobel in economia che indovina le ricette per far prosperare un paese? e qualche gran guru, o chicchessia, che prevede le crisi dei mercati”

    però allora vedi che non mi sono spiegato? qui non si tratta di *prevedere* ma di *osservare* ciò che è già successo negli ultimi 10-20-30-40 anni in Europa (e nel mondo): stiamo ragionando su un esperimento già concluso, su un malato terminale che è tenuto in vita solo da tubi e macchinari, non su ipotesi aleatorie circa ciò che farà il cadavere nei prossimi anni. e la mia paura, lo dico col massimo dell’umiltà ma con la sicurezza di sapere leggere dati sperimentali perché è ciò che faccio da una vita, è che se come tu dici (e sono più che d’accordo) è difficile prevedere il futuro (non solo in ambito economico eheheh), farlo diventa addirittura *impossibile* se non osserviamo il passato traendo da esso qualche utile insegnamento. e come Santayana vorrebbe insegnare senza successo ad un’umanità intrinsecamente g.b.vichiana: chi non conosce il passato è condannato a ripeterlo…

    “la colpa è del modello tedesco ecc. .”

    naaaa… mica ho mai scritto questo. ho provato a bilanciare le tue lodi al modello tedesco cercando di mettere in luce che non è il modello tedesco la soluzione (anzi, potrebbe essere che l’ipotetico rimedio sia peggiore del male, visto che nessun modello che punta soprattutto sulla flessibilità è conciliabile con ideologie di sinistra) e che molto della retorica germanofila diffusa dai media di regime è priva di fondamenti concreti.

    “non sai come le statistiche si possono rivoltare in cento modi?”

    certo. e ci puoi fregare facilmente chi non capisce di statistica o non sa calcolare la significativà statistica di una serie di dati. in ambito medico, negli ultimi anni la falsificazione visiva mediante aggregazione/elaborazione dei dati è una strategia di mercato particolarmente in voga nell’informazione sui farmaci, ma prova a fregarci un farmacologo (quale io sono) con quei giochetti cosmetici!!! la statistica è parte centrale del mio lavoro da oltre vent’anni…

    “ma so con discreta certezza che gli italiani amano innanzitutto scaricare le colpe...”

    *gli esseri umani*, amano innanzitutto scaricare le colpe..

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  13. (proseguo)

    “il marco era fortissimo prima dell'euro...”

    e infatti l’economia tedesca stentava e le nostre piccole e medie imprese mettevano in difficoltà quelle tedesche.

    “ma per noi tutto il problema è che la germania si è arricchita a nostre spese...”

    guarda che anche la Germania non si è poi arricchita tanto, se per Germania intendi gli operai e la popolazione con redditi medio-bassi e comunque non lo ha fatto a spese del nostro paese, ma a spese di mezza europa (Grecia, Spagna, Eire, Italia, Portogallo, Francia, Cipro e così via). e anche qui non sono *previsioni*, ma dati numerici forniti che vanno dai decenni *passati* fino ad oggi: hystory and macroeconomics. e qui dovrei sfondare una porta aperta visto che il problema fondamentale è quello di capire che *arricchirsi* per uno stato non corrisponde necessariamente, anzi spesso nulla ha a che fare con l’arricchirsi della sua popolazione tutta: come già aveva capito Frank Zappa che cantava a fine anni sessanta “the rich gets richer, the poor gets poorer: that is the american dream” il problema è quello che la ricchezza non tende a ridistribuirsi per magia o per benevolenza del dio-mercato-ultraliberista… leggevo giusto oggi i dati del “focus on” di maggio dell’OECD sull’income shares dal 1975 al 2007 (link: http://www.oecd.org/els/soc/OECD2014-FocusOnTopIncomes.pdf): in tale periodo l’1% dei super-ricchi ha intercettato circa il 45% negli USA e circa il 25% in UK della *crescita complessiva* dei redditi pre-tasse del paese. e parecchi altri stati non sono messi molto meglio (e la Germania è messa più o meno come noi).

    “e ci dimentichiamo che negli anni '80 l'inflazione italiana era al 20%, valori africani?”

    e quando mai l’inflazione sarebbe un dato in sé negativo o segno di scarso sviluppo???? questa è una cosa che non sta né in cielo né in terra, Livio!

    “in meridione manca del tutto il senso civico”

    ma manca ed è mancato drammaticamente anche lo stato. quindi forse non è una mera questione di senso civico (a me per certi versi il sud Italia pare più civile della padania…), ma qualcosa di più complesso o anche semplice, tanto che non vorrei ripetermi ma citerei ancora Frank Zappa

    “e che qualsiasi opera artistica tedesca esprime ahimè una profondità di sensazioni e analisi maggiore della nostra...”
    “insomma sono certo che noi italiani non siamo in grado di costruire uno stato efficiente”

    qui non ti rispondo neanche: dimmi che stai scherzando…
    : ))))
    somiglia molto e tragicamente all’idea di Mussolini che gli italiani fossero un popolo di schiavi che pertanto non poteva che soggiacere alla dittatura di un pugno di liberti…

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  14. (e finisco)

    “i tuoi link dicono probabilmente cose interessanti... ma uno studio veramente scientifico non si fa così, bisognerebbe studiare l'economia tedesca per 20 anni...”

    così come? ma è proprio quello che sto cercando di comunicarti, ma tu gli articoli non li leggi e allora mi permetto velocemente di riportare qui un po’ di dati che riguardano gli ultimi trent’anni, proprio sull’inflazione che citavi prima in modo un po’ buffo.
    : ))
    nella mail trovi il jpg che vado a commentarti a ruota: la figura mostra l'andamento di quota salari e inflazione in Italia dal 1960 al 2010. e cosa ci dice? che non è vero che quando c'è più inflazione la distribuzione del reddito diventi svantaggiosa per i salariati, visto che a una maggiore inflazione NON corrisponde una perdita di potere d’acquisto dei lavoratori (ovvero una compressione della quota salari), ma esattamente il contrario. curioso (casuale?) peraltro, che le lotte operaie che portarono al massimo storico del PCI nel 76 coincidano anche col massimo storico della quota salari (51%)… mmm… incredibile! ma l’inflazione non era un mostro cattivo? il fatto è che tassi d’inflazione relativamente sostenuti vanno a braccetto con tassi di disoccupazione contenuti e quindi a posizioni di forza dei lavoratori nelle contrattazioni sindacali, a beneficio del mantenimento della crescita del salari reali, e della quota dei salari sul prodotto. ma tu guarda! l’opposto di ciò che accade puntando tutto sulla flessibilità… ti segnalo poi, che la continua flessione successiva (torna al grafico) s’innesca a partire dal divorzio (funesto) tra tesoro e banca d’Italia.
    ma voglio rovinarmi, nella mail trovi un secondo grafico che spazia dal 1970 al 2012 (è abbastanza?), che riporta i dati sulle quote salari in USA, Germania, Italia e Francia. La linea nera mostra molto chiaramente in che cosa è consistita la riforma *strutturale* della Germania: nella massiccia precarizzazione del lavoro (di cui ti accennavo in precedenti commenti) che ha fatto scendere la quota salari di circa 7 punti in 4 anni, ovvero in una enorme svalutazione competitiva salariale che è uno dei classici esempi di politica beggar-thy-neighbour (ehm… chi sono i vicini, secondo te?)
    e veniamo all’ultimo grafico che trovi in allegato nella mail: questo addirittura spazia dal 1960 al 2014 e riguarda il gross domestic product (PIL) per head of population at constant prices. i dati sono quelli ufficiali che trovi qui http://ec.europa.eu/economy_finance/db_indicators/ameco/index_en.htm e rappresentano lo scarto tra il PIL “EU15 (including D_W West-Germany)” e il PIL pro capite italiano at constant price. interessante, no? vediamo se indovini cosa accade nel 1996… vabbè ti aiuto: nel 1996, quando inizia il declino dell’economia italiana l’Italia rivaluta, rientra nello SME e da lì in poi resta legata perché arriva l’euro.
    comunque se ti ho fatto venire voglia di leggere qualcosa di ancora più tecnico in materia ti suggerisco i due seguenti link dal blog del prof Bagnai (il primo te l’avevo già postato, ma reperita juvant) che fanno assai riflettere
    http://goofynomics.blogspot.fr/2013/05/declino-produttivita-flessibilita-euro.html
    http://goofynomics.blogspot.it/2012/03/cosa-sapete-della-produttivita.html

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